La Regione Siciliana ha affidato a Edison la gestione dell'invaso di Villarosa, in provincia di Enna, per i prossimi trent'anni, almeno fino al 2056. La convenzione, firmata il 28 ottobre a Enna, apre la strada a un progetto da 700 milioni di euro che comprende il recupero della diga Morello e la costruzione del primo impianto di pompaggio idroelettrico realizzato in Italia da quarant'anni a questa parte.
Secondo Il Sole 24 ORE, l'accordo disciplina l'affidamento della struttura, di proprietà regionale, alla società energetica, che sosterrà a proprio carico gli investimenti per il ripristino funzionale del bacino. Il decreto di concessione definitivo arriverà dopo, ma il quadro è ormai scritto: tre decenni di acqua siciliana in mani private.
Cosa prevede il progetto da 700 milioni
Il piano di Edison prevede la costruzione di un bacino di monte con una capacità di circa 3,1 milioni di metri cubi, collegato tramite condotte sotterranee all'invaso esistente, e una centrale ipogea che ospiterà le macchine di pompaggio. L'assessore regionale all'Energia Francesco Colianni ha dichiarato che la capacità della diga passerà da 3 milioni a oltre 11 milioni di metri cubi, cinque dei quali destinati agli usi collettivi.
La firma è avvenuta nella sede del Libero consorzio comunale di Enna, alla presenza dell'assessore Colianni, del direttore della Business Unit Idroelettrica di Edison Daniele Bellini, del direttore generale del dipartimento Acqua e rifiuti Arturo Vallone e dei rappresentanti dei comuni di Enna, Villarosa e Calascibetta, i tre territori direttamente interessati.
Per Bellini la convenzione crea le condizioni per avviare, secondo le parole riportate dalla stampa, il primo impianto italiano di pompaggio idroelettrico dopo quarant'anni. Un investimento privato che, nelle intenzioni dell'azienda, dovrà contribuire alla sicurezza del sistema elettrico nazionale e alla resilienza di quello idrico siciliano.
Chi paga, chi incassa, chi decide
La Regione si vanta di non mettere mano al portafoglio: Edison sosterrà a proprio carico il recupero funzionale dell'invaso. Ma chiunque abbia studiato un minimo di storia delle privatizzazioni sa come funziona il meccanismo. Il capitale privato non fa regali: investe perché prevede rendite. Trent'anni di gestione di un bene comune essenziale come l'acqua non sono un servizio, sono un business.
Gli impegni economici a favore del territorio sono stimati in circa 120 milioni di euro, cifra che comprende 50 milioni di sovracanoni Bim e rivieraschi e cinque milioni per misure di mitigazione nei tre comuni. Come riporta LiveSicilia, l'accordo arriva dopo mesi di trattative tra la Regione e la società energetica. Il comunicato ufficiale, però, non dettaglia la composizione della parte restante dei 120 milioni né il calendario delle opere. Buio fitto, dunque, su quasi due terzi del
