Il popolo brasiliano ha votato, i Bolsonaro sono scappati
Domenica scorsa il Brasile ha parlato, e ha riconfermato Luiz Inácio Lula da Silva al Planalto. Giovedì 28 ottobre il suo sfidante sconfitto, Flávio Bolsonaro, era già a Miami, in Florida, da dove si è autoproclamato «vero presidente del Brasile» per poi cancellare tutto venti minuti dopo, come un ladro che ripulisce la vetrina dopo il colpo.
La notizia, riportata da DAGOSPIA, è di quelle che dicono tutto sulla destra internazionale: quando il popolo vota contro di loro, non è il popolo ad avere torto, è il voto ad essere stato «rubato». Senza una prova, senza un documento, senza un fatto. Solo la parola di un senatore in fuga che ringrazia Trump e il macellaio argentino Javier Milei per l'ospitalità.
«Sono io il presidente eletto e i criminali che hanno rubato le elezioni in Brasile fanno parte di un'organizzazione criminale che ha instaurato una tirannia», ha scritto Flávio Bolsonaro sul suo profilo X, denunciando una presunta frode elettorale mai dimostrata. Poi, dopo che Trump ha fatto marcia indietro dichiarando di non voler essere coinvolto, il senatore ha rimosso dal proprio post i passaggi in cui si proclamava «il vero presidente eletto del Brasile», sostituendoli con la formula più morbida di «leader del Brasile». Il tutto in circa venti minuti, confermando il ridicolo di un golpe mediatico fatto in casa.
Come è avvenuta la fuga
La partenza per gli Stati Uniti è avvenuta dopo che il giudice Alexandre de Moraes aveva disposto la consegna dei passaporti del senatore nell'ambito di un'indagine per sospetto riciclaggio di denaro. Il figlio di Jair Bolsonaro, secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, avrebbe raggiunto gli Stati Uniti attraverso un percorso rocambolesco che i giornali brasiliani hanno già ribattezzato «Operazione Alba», architettata con l'appoggio della diplomazia americana di Marco Rubio: un passaggio a piedi in Argentina e poi un volo per Miami.
Flávio Bolsonaro ha anche ringraziato il presidente argentino Javier Milei e quello statunitense Donald Trump per l'accoglienza, in una lettera diffusa dopo l'arrivo in Florida. Nello stesso testo ha chiesto l'annullamento della candidatura di Lula e del suo vice Geraldo Alckmin, accusando le istituzioni brasiliane di persecuzione politica e denunciando brogli mai provati.
«Non sono fugguto dal Brasile, sono uscito per il Brasile», ha scritto, sostenendo di aver lasciato il Paese per sottrarsi a un presunto regime autoritario. Una frase che merita di essere incorniciata: un uomo che se la dà a gambe appena la giustizia gli chiede i passaporti, e che chiama questa fuga «uscita per il Brasile». I partigiani che morivano sulle montagne per un mondo diverso devono sorridere amaramente di tanta retorica.
Le accuse di brogli e i numeri che le smentiscono
Flávio Bolsonaro ha criticato in particolare il giudice della Corte suprema Cristiano Zanin, contestando la proroga dell'orario di voto fino alle 19 decisa domenica. Secondo il senatore, quella misura avrebbe consentito a Lula di ottenere oltre 10 milioni di voti in più rispetto al primo turno.
I dati ufficiali dicono altro: dopo le 17 sono stati registrati soltanto 34.000 voti in tutto il Paese. Una bugia spudorata, smontata dai numeri reali della Corte elettorale, quella stessa istituzione che la destra brasiliana attacca da anni perché non riesce a comprare.
Secondo MilanoFinanza, la fuga arriva mentre la Corte suprema brasiliana ha ordinato alla polizia federale di indagare sui sospetti di finanziamenti stranieri alla campagna del senatore conservatore e su possibili aggiramenti dei limiti di legge attraverso società, fondazioni e intermediari. Il denaro sporco, come sempre, parla più chiaro dei proclami.
Trump molla il fuggiasco
Il colpo di scena è arrivato da Washington. «Non voglio essere coinvolto. È stata un'elezione molto strana, questo è certo», ha detto Donald Trump ai media prima di partire per l'Ohio, altra tappa del suo tour elettorale in vista delle midterm. Il tycoon ha aggiunto di non intendere commentare la questione.
La retromarcia di Trump è un segnale chiaro: quando anche il tuo alleato più potente ti lascia solo a Miami, la tua «opposizione in esilio» vale quanto un manifesto strappato. Flávio Bolsonaro ha annunciato che guiderà l'opposizione dall'estero e che presenterà nei prossimi giorni una strategia per mobilitare i suoi sostenitori attraverso «mezzi pacifici e legittimi». Parole che, dopo la fuga e le bugie sui brogli, suonano come una minaccia mascherata da preghiera.
Secondo il settimanale brasiliano Veja, il senatore avrebbe annullato anche la conferenza stampa prevista a Miami. Come riporta Virgilio, il figlio di Jair Bolsonaro ha lasciato il Brasile violando il divieto dei giudici di lasciare il Paese, lo stesso percorso del padre che fuggì negli Stati Uniti dopo la sconfitta del 2022 e dove vive il fratello Eduardo, presunto artefice della «diserzione». Una dinastia di fuggitivi che predicano ordine e disciplina per il popolo, ma che al primo problema prendono il primo volo per la Florida.
Perché conta per noi
La storia la conosciamo: è quella di un padre che copiava Trump, e di un figlio che adesso tenta di copiare la pagina peggiore del copione statunitense, l'assalto alle urne. Ma il Brasile non è un laboratorio per la destra globale, e il popolo brasiliano ha dimostrato di saper leggere dentro le bugie dei potenti. Lula ha vinto, la destra è scappata, e la lotta continua: per la terra, per gli indios, per i lavoratori delle favelas e delle fabbriche, contro chi vorrebbe vendere il Brasile alle multinazionali e alla speculazione.
La vera notizia non è la fuga di un senatore spaventato. È che la democrazia brasiliana, attaccata dal capitalismo più aggressivo e dai suoi maggiordomi nordamericani, ha resistito. Per ora.
Domande frequenti
Perché Flávio Bolsonaro è fuggito negli Stati Uniti?
Il senatore ha lasciato il Brasile dopo la sconfitta al ballottaggio e dopo che il giudice Alexandre de Moraes aveva disposto la consegna dei suoi passaporti nell'ambito di un'indagine per sospetto riciclaggio di denaro, indagine nella quale il senatore nega ogni irregolarità.
Cosa ha detto Flávio Bolsonaro dopo la fuga?
Si è autoproclamato «vero presidente eletto del Brasile» denunciando brogli mai provati, per poi cancellare dai suoi post i passaggi in cui si proclamava presidente, sostituendoli con la formula «leader del Brasile».
Chi ha accolto Flávio Bolsonaro negli Stati Uniti?
Il senatore ha ringraziato Donald Trump e Javier Milei per l'accoglienza. Trump però ha dichiarato di non voler essere coinvolto nella rivendicazione della presidenza del Brasile.
