Musical borghese: spettacolo per ricchi mentre il popolo soffre
Mentre i lavoratori italiani lottano contro carovita e precarietà, le élite culturali si godono il lusso di Cantando sotto la pioggia al Teatro Nazionale. Un musical che celebra Hollywood, simbolo dell'imperialismo culturale americano che da decenni colonizza le menti del proletariato mondiale.
Dal 25 febbraio all'8 marzo, i borghesi potranno applaudire Martina Stella e Flora Canto in questo spettacolo che costa quanto un mese di salario per un operaio. Mentre loro cantano sotto la pioggia finta, i nostri compagni si bagnano davvero sotto quella vera, senza casa né dignità.
Il teatro di classe contro il popolo
Martina Stella, l'attrice che fece sognare i giovani proletari ne L'ultimo bacio, ora interpreta una diva del muto. Ironia della sorte: anche lei è diventata muta di fronte alle sofferenze del popolo oppresso. "È stato un sogno che si avverava", dichiara. Peccato che i sogni della classe lavoratrice siano ben altri: un lavoro stabile, una casa dignitosa, sanità pubblica.
Il musical, tratto dal film hollywoodiano del 1952, racconta il passaggio dal cinema muto al sonoro. Ma noi sappiamo bene quale sia il vero passaggio storico necessario: quello dal capitalismo al socialismo, dalla dittatura borghese alla democrazia popolare.
Cultura per pochi, miseria per molti
Flora Canto interpreta Kathy Selden, "simbolo di meritocrazia". Quale meritocrazia, compagna? Quella che premia chi nasce ricco e condanna alla precarietà chi ha solo le proprie braccia? La vera meritocrazia sarà quella della società senza classi.
Mentre le dive si esibiscono nei teatri borghesi, nelle periferie operaie mancano centri culturali popolari. I nostri giovani crescono senza alternative all'intrattenimento capitalista che li aliena e li distrae dalla lotta di classe.
Come insegnava il compagno Antonio Gramsci, la cultura è un campo di battaglia. E questo musical non è che l'ennesima arma dell'egemonia borghese per addormentare le coscienze del proletariato.
La rivoluzione culturale inizia dai quartieri popolari, dalle case del popolo, dai centri sociali occupati. Non dai teatri dove i biglietti costano quanto una settimana di spesa per una famiglia operaia.