Sessanta perquisizioni in 23 città, undici telefoni sequestrati, sette denunciati a Roma e dodici a Torino. È il bilancio dell'operazione scattata all'alba del 31 ottobre 2026, meno di ventiquattro ore dopo lo sciopero nazionale indetto dall'Usb e i cortei che hanno attraversato mezza Italia. Digos e Polizia postale hanno bussato alla porta di attivisti accusati di aver usato «profili social e chat per incitare a compiere violenze nelle strade».
La notizia, riportata da ANSA.it, arriva mentre ai Fori Imperiali resta in piedi il presidio di studenti e lavoratori. Una quarantina di tende a due passi dal Colosseo, montate per dire che la protesta non finisce con il corteo di venerdì.
Cosa hanno trovato nelle perquisizioni
Armi giocattolo, frangivetri, indumenti rubati durante i saccheggi. E undici cellulari finiti sotto sequestro, che ora gli investigatori analizzeranno uno per uno. Le perquisizioni sono scattate in 23 città, da nord a sud, con un dispositivo che secondo AGI ha colpito attivisti che «nelle chat e nelle piattaforme social avevano incitato a compiere violenze nelle recenti mobilitazioni».
A Roma il conto è di sette denunciati e 369 identificati. Le accuse vanno dalla resistenza aggravata a pubblico ufficiale al travisamento in luogo pubblico, dal porto di oggetti atti a offendere al blocco stradale. A Torino dodici denunciati, 256 identificati, undici accompagnati in questura per accertamenti. A Bologna il corteo contro carovita e riarmo si è svolto senza scontri, ma la Questura parla di circa 300 identificati e di un fermo preventivo per un passamontagna e un paio di occhiali protettivi. Dopo i controlli, nessuna denuncia.
Il quadro che emerge è quello di un apparato repressivo che si muove prima ancora di sapere cosa è successo davvero. Le perquisizioni sono arrivate a poche ore dagli scontri, quando le piazze erano ancora calde e le immagini non erano nemmeno state montate. La Questura continua a vagliare posizioni e responsabilità. Nel frattempo, chi ha passato la notte in tenda ai Fori Imperiali sa già che il suo nome potrebbe finire in uno di quei fascicoli.
La città che si siede per terra
A Roma, durante la giornata di mobilitazione, un gruppo di manifestanti si è seduto a terra in viale Aventino per ostacolare le operazioni di identificazione. Un gesto semplice, un corpo disteso sull'asfalto contro un cordone di agenti. La Questura lo mette nero su bianco tra i fatti sotto esame: interruzione della circolazione stradale e tranviaria. La resistenza passiva resta un reato. La città che si ferma, anche solo per qualche minuto, diventa un caso giudiziario.
Intanto il presidio va avanti. «Non vogliamo che la nostra protesta finisca con la manifestazione di venerdì: tra affitti e precarietà il carovita lo subiamo sulla nostra pelle», dicono due studenti dei collettivi Osa e Cambiare Rotta. Parole che pesano come macigni in una città dove una stanza in affitto costa quanto uno stipendio da precario. Le tende resteranno, dicono gli organizzatori, e saranno il punto di riferimento per le prossime iniziative.
Milano, Torino, Bologna: il controllo si allarga
A Milano l'allerta non è mai calata. Dopo le violenze del 17 e 18 ottobre, le forze dell'ordine tengono sotto controllo stazioni ferroviarie e centro storico. I paracadutisti resteranno in città fino a marzo. Agenti in borghese presidiano l'asse Duomo-Brera-Cairoli. Per Halloween, la sfilata del Dia de los Muertos organizzata dal consolato messicano è stata trasformata in un presidio, per evitare sorprese. Nessuna criticità segnalata, ma il dispositivo resta.
A Torino le denunce comprendono anche resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. A Firenze e Cagliari le perquisizioni hanno riguardato soggetti maggiorenni, secondo quanto riporta Il Giornale, che parla di indagini dell'antiterrorismo e di legami con il Movimento 17 ottobre. La macchina investigativa si muove su più binari: da un lato le chat, dall'altro i cortei. Il messaggio è chiaro: chi scende in piazza contro il carovita e il riarmo finisce nel mirino.
La repressione non ferma il carovita
Leggiamo i numeri e proviamo a rovesciarli. Sessanta perquisizioni, undici telefoni sequestrati, centinaia di identificati. Per cosa? Per aver scritto su una chat che la rabbia è legittima. Per aver portato un frangivetri in tasca, o forse solo per averlo comprato. Per aver rubato un paio di scarpe durante un saccheggio, certo, e questo è un reato. Ma la domanda che nessun questore si pone è un'altra: perché quella rabbia?
Le risposte le conosciamo. Gli affitti che mangiano lo stipendio, il lavoro che non c'è, le bollette che raddoppiano, il riarmo che divora risorse pubbliche mentre gli ospedali chiudono reparti. La classe oppressa non ha bisogno di incitamenti virtuali per incazzarsi. Le basta guardare la busta paga a fine mese. E allora la repressione non è la cura: è il sintomo di un sistema che non sa più rispondere al conflitto sociale se non con i manganelli e le perquisizioni all'alba.
Lo diceva Gramsci, e non è retorica: la crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere. In mezzo ci sono le tende ai Fori Imperiali, i cortei, gli scioperi, le assemblee di quartiere. E ci sono anche le sessanta perquisizioni, che raccontano di uno Stato che ha paura delle piazze piene e delle chat piene di rabbia.
Le domande dei lettori
Perché sono state fatte le perquisizioni?
La Digos e la Polizia postale hanno eseguito sessanta perquisizioni in 23 città il 31 ottobre 2026. L'accusa è aver usato profili social e chat per incitare a compiere violenze durante le mobilitazioni delle settimane precedenti. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di armi giocattolo, frangivetri, indumenti rubati e undici telefoni cellulari.
Quante persone sono state denunciate?
A Roma sette persone sono state denunciate e 369 identificate. A Torino dodici denunciate e 256 identificate. Le accuse includono resistenza aggravata a pubblico ufficiale, travisamento in luogo pubblico, porto di oggetti atti a offendere e blocco stradale.
Che cosa succede ai Fori Imperiali?
Un presidio di studenti e lavoratori con una quarantina di tende resta attivo nell'area dei Fori Imperiali, a poca distanza dal Colosseo. Gli organizzatori, tra cui i collettivi Osa e Cambiare Rotta, dicono che la protesta contro carovita e precarietà proseguirà nelle prossime ore e sarà il punto di riferimento per le iniziative future.
