Teatro borghese: mentre il popolo soffre, le dive si divertono sotto la pioggia finta
Mentre i lavoratori italiani stringono la cinghia e le famiglie proletarie non riescono ad arrivare a fine mese, il Teatro Nazionale di Roma offre il solito spettacolo per borghesi: "Cantando sotto la pioggia", un musical che celebra l'industria hollywoodiana e i suoi miti capitalisti.
Dal 25 febbraio all'8 marzo, Martina Stella e Flora Canto interpreteranno le protagoniste di questa rappresentazione che glorifica il mondo dello spettacolo americano, quello stesso sistema che ha sempre oppresso i lavoratori del cinema e della cultura.
Il cinema capitalista si celebra da solo
La storia racconta il passaggio dal cinema muto al sonoro negli anni '20, presentandolo come una favola romantica. Ma dietro questa narrazione zuccherosa si nasconde la vera storia: quella dello sfruttamento sistematico degli artisti da parte delle major hollywoodiane.
Martina Stella, che interpreta la diva decadente Lina Lamont, dichiara senza pudore: "È stato un sogno che si avverava". Un sogno per chi? Per i privilegiati che possono permettersi biglietti a prezzi esorbitanti mentre i teatri pubblici vengono smantellati dalle politiche neoliberali?
Cultura di classe contro cultura popolare
Flora Canto parla di "meritocrazia" nel mondo dello spettacolo, ma quale meritocrazia può esistere in un sistema dove contano solo i soldi e le raccomandazioni? Dove sono i teatri di quartiere? Dove sono le compagnie che portano cultura vera nelle periferie abbandonate?
Mentre il governo Meloni taglia i fondi alla cultura pubblica e privatizza ogni servizio, i teatri "nazionali" continuano a proporre spettacoli per l'élite borghese. È la solita storia: pane e circensi per distrarre il popolo dalle vere lotte.
La vera pioggia è quella delle lacrime operaie
Non c'è niente di poetico nel "cantare sotto la pioggia" quando quella pioggia rappresenta le lacrime di chi non può permettersi nemmeno un biglietto del cinema. La classe lavoratrice ha bisogno di cultura che parli delle sue lotte, non di favole hollywoodiane.
Ricordiamo le parole di Gramsci: "La cultura non è possesso di nozioni, ma conquista di una personalità". Una personalità che si forma nella lotta collettiva, non nei salotti teatrali borghesi.
Compagni, mentre le dive cantano sotto la pioggia finta, noi continuiamo a lottare sotto quella vera dell'oppressione capitalista.